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Cybersecurity per OEM: 5 casi d’uso concreti tra NIS2 e nuovo Regolamento Macchine
6 tempo di lettura
Monica Negri
Negli ultimi anni gli attacchi informatici contro il manifatturiero sono cresciuti in modo significativo, portando il settore ai primi posti tra i bersagli più colpiti a livello globale e in Italia. La cybersecurity per OEM diventa quindi cruciale in un contesto di linee datate, reti poco segmentate e connessioni remote spesso improvvisate, dove i costruttori di macchine gestiscono un’esposizione al rischio senza precedenti.
Allo stesso tempo, la manutenzione remota è diventata parte integrante del ciclo di vita delle macchine: VPN, piattaforme cloud e sistemi IIoT collegano ogni giorno OEM, impianti e fornitori, con enormi vantaggi in termini di tempi di risposta e continuità produttiva.
Quando però queste connessioni non sono progettate con criteri di sicurezza OT, l’accesso remoto può trasformarsi rapidamente nel punto di ingresso ideale per ransomware e altre minacce.

Le nuove normative, in particolare la direttiva NIS2, il nuovo Regolamento Macchine 2023/1230 e la famiglia di standard IEC 62443, spingono ora costruttori e utilizzatori finali a strutturare in modo diverso governance, accessi e processi di manutenzione. Non si tratta solo di “mettere a norma” la singola macchina, ma di dimostrare nel tempo l’integrità del software di controllo, la tracciabilità degli accessi remoti e la gestione delle vulnerabilità lungo tutta la supply chain.
Il webinar “Cybersecurity: sfida o opportunità per l’OEM? Analisi di 5 casi d’uso” ha mostrato come queste richieste possano diventare un’occasione per ripensare la manutenzione remota in chiave più sicura, efficiente e valorizzabile anche dal punto di vista commerciale.
In questo articolo riprendiamo i 5 casi d’uso presentati, per offrire a OEM e integratori una guida concreta su dove intervenire e come trasformare la cybersecurity da vincolo normativo a leva di competitività.
Il nuovo Regolamento Macchine 2023/1230 rende la cybersecurity parte integrante della marcatura CE, richiedendo ai costruttori di:
Non basta più progettare macchine affidabili dal punto di vista meccanico (safety): ora la security digitale è un requisito essenziale, con registri di accesso chiari e accessibili anche all’utilizzatore finale.
La direttiva NIS2 estende questi obblighi al settore manifatturiero, imponendo governance del rischio, reportistica degli incidenti e gestione rigorosa degli accessi OT (Tecnologia Operativa), inclusa l’autenticazione forte e l’autorizzazione granulare.
Per gli OEM che offrono manutenzione remota, questo significa valutare e mitigare i rischi anche nella supply chain (fornitori di componenti hardware e software) e documentare ogni intervento in modo tracciabile.
La norma IEC 62443 offre invece una roadmap pratica, articolata per livelli di maturità (da 0 a 2 per iniziare), con checklist specifiche per dispositivi, sviluppo software e sistemi macchina nel loro complesso.
Insieme, queste normative trasformano la cybersecurity da “costo aggiuntivo” a responsabilità condivisa tra OEM e end user, aprendo però opportunità per chi sa strutturare service sicuri e compliant.
La gestione sicura degli utenti e dei ruoli parte dal principio del privilegio minimo: concedere solo le autorizzazioni strettamente necessarie per limitare i danni da account compromessi o errori umani.
Negli OEM, un singolo account condiviso come “ufficio tecnico” è una pratica comune ma rischiosa: tutti i tecnici del service o della R&D accedono con le stesse credenziali, rendendo impossibile tracciare chi ha fatto cosa durante un intervento remoto.
Un caso reale lo dimostra: dopo una modifica all’impianto, l’azienda non riusciva a risalire all’ultimo tecnico collegato, né c’era versioning del software, con il rischio che aggiornamenti sovrascrivessero patch precedenti. Senza divisione in ruoli (tecnici operativi, amministratori, service esterno) chiunque poteva modificare parametri critici, creando danni inconsapevoli o malevoli.
Normative come IEC 62443-3-3 (SR 1.1-1.3), NIS2 (Art. 21) e Regolamento Macchine (Allegato III, 1.1.9) richiedono controlli di accesso granulari e registri tracciabili. Implementare una gestione centralizzata di utenti e permessi, con un portale di assistenza OEM, non solo mitiga questi rischi, ma garantisce audit trail chiari, responsabilità definite e collaborazione più efficiente tra team.
Quando una macchina si ferma, ogni minuto conta: ma se la VPN è gestita dall’IT del cliente finale, l’accesso remoto del costruttore richiede approvazioni manuali, installazioni software e credenziali temporanee, con attese che possono durare ore o giorni.
In questi casi, la pressione per ripartire spinge spesso a soluzioni rapide ma insicure: credenziali condivise, VPN aperte temporaneamente, hotspot cellulari o persino accessi fisici improvvisati.
Il paradosso è che per gli interventi in presenza esiste il DUVRI, un documento che regola chi entra, quando, dove e con quali misure di sicurezza, condiviso tra le parti. Per il remoto invece manca spesso un equivalente digitale: procedure automatiche che registrino richiesta, approvazione, scopo, durata e privilegi dell’accesso, lasciando una traccia chiara di quanto fatto.
Requisiti che IEC 62443-3-3 (SR 1.13), NIS2 (Art. 21) e Regolamento Macchine (Allegato III, 1.1.9) traducono in obblighi concreti: accessi sicuri da reti non attendibili e prevenzione di modifiche non autorizzate.
Automatizzare questi flussi rende gli interventi più rapidi e con accesso remoto sicuro, elimina colli di bottiglia e garantisce conformità senza complicare la manutenzione quotidiana.

Quando il dispositivo di accesso remoto è integrato nel sistema di automazione, come un HMI o un supervisore, un aggiornamento del sistema operativo può compromettere driver, servizi e l'intero funzionamento della macchina, bloccando la produzione.
I PC industriali evitano così gli update per non rischiare crash del PLC, ma questo crea obsolescenza: sistemi operativi general purpose perdono supporto in pochi anni, mentre le macchine durano 10-20 anni, esponendole a vulnerabilità note.

Nelle aziende manifatturiere strutturate, sistemi SIEM (Security Information and Event Management) raccolgono log da server, firewall e dispositivi di rete per correlare eventi in tempo reale e rilevare attacchi come ransomware, che mirano principalmente a bloccare la produzione per estorcere riscatti.
L’accesso remoto alle macchine industriali è uno dei punti più sensibili dell’infrastruttura OT, essendo il ponte verso il mondo esterno.
Il protocollo Syslog, standard universale per inviare log da router, switch e gateway, permette di integrare questi dispositivi nel SIEM aziendale, offrendo visibilità unificata su anomalie e comportamenti sospetti. Per l’OEM, proporre un sistema di accesso remoto compatibile con Syslog significa allinearsi alle strategie di difesa del cliente, facilitando rilevamento tempestivo e reazione rapida.
Proprio per questo IEC 62443-3-3 (SR 6.1-6.3), NIS2 (Art. 21b) e Regolamento Macchine (Allegato III, 1.7.4.2) stabiliscono che la macchina deve consentire il monitoraggio della sicurezza e fornire i dati necessari (log) per l’analisi. Questa integrazione non solo mitiga rischi invisibili, ma posiziona l’OEM come partner tecnologico affidabile nelle imprese mature.
"Un sistema di accesso remoto che parla lo stesso linguaggio degli strumenti di sicurezza dell’azienda ha un valore enorme. Per l’OEM è un vantaggio competitivo perché propone un sistema di accesso remoto sicuro e compatibile con le strategie di difesa del cliente."
- Paolo Quaglino, Solution Engineer di IXON
Fino a oggi, molti OEM fornivano macchine conformi per la produzione, lasciando la protezione della rete al cliente finale, ma i PC di macchina e i supervisori, spesso esposti e non aggiornati, creano ambiguità in caso di incidente. Senza regole chiare, si rischia un rimpallo di responsabilità: l'end user accusa l'OEM di hardware non protetto, mentre il costruttore indica la rete OT del cliente.
NIS2, IEC 62443 e Regolamento Macchine definiscono ruoli, processi e responsabilità condivise, richiedendo documentazione su accessi, manutenzione e gestione incidenti. Inserire clausole specifiche nei contratti di service, come approvazione accessi, durata limitata (es. 60 minuti), aggiornamenti gateway entro 30 giorni, retention log 12 mesi e notifica immediata di breach, garantisce conformità e tranquillità reciproca.
IEC 62443-2-4, NIS2 (Art. 21d) e Regolamento Macchine (Art. 10, Allegato III) definiscono questi elementi come indispensabili per la compliance organizzativa e legale. Questo approccio riduce rischi legali, migliora la relazione con gli IT manager e trasforma la cybersecurity in valore commerciale per i contratti di assistenza OEM.
La IEC 62443 struttura l’adeguamento in livelli progressivi (1-4), consapevoli che non si può fare tutto subito: implementare gestione utenti, logging, procedure di accesso significa creare le basi per dichiarare già una conformità minima e misurabile.
Il Regolamento Macchine offre principi guida sulla safety e indicazioni iniziali su accessi e software, mentre NIS2 spinge sulla governance complessiva.
Per gli OEM, un primo pacchetto concreto include:
Non serve aspettare il 2027: partire ora con azioni documentabili costruisce fiducia con clienti e autorità, trasformando la cybersecurity in un vantaggio competitivo per service più efficienti e scalabili.
Nel webinar “Cybersecurity: sfida o opportunità per l’OEM? Analisi di 5 casi d’uso” abbiamo visto che la cybersecurity non è una tegola normativa, ma una guida per rendere la manutenzione remota più veloce, sicura e vendibile. Guarda il video e scarica la slide.
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Crediti: Intono
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